Come già spiegato nello scorso articolo, l’editoria scientifica comprende l’editoria accademica, case editrici scientifiche commerciali e case editrici di Società scientifiche.

Con l’avvento dell’era digitale ed il passaggio del prodotto editoriale dal mezzo cartaceo al mezzo elettronico consultabile on line, anche l’editoria scientifica ha subito dei profondi cambiamenti.

In passato l’accessibilità delle riviste scientifiche veniva garantita a istituzioni pubbliche o private ed ai singoli mediante la stipula di abbonamenti annuali estremamente costosi.
Il progressivo passaggio su internet, e la quasi scomparsa della rivista di carta, ha da un lato reso obsoleta la conservazione in biblioteca delle riviste recenti, dall’altro trasformato gli abbonamenti tradizionali in abbonamenti di accesso on line.

L’era digitale

Il passaggio al digitale ha provocato anche un aumento esponenziale del numero di riviste scientifiche. Quando il numero di discipline scientifiche era moderato, anche le riviste corrispondenti erano classificate in meno categorie.

Oggi invece in un periodo di forte crescita del numero di discipline e sotto-discipline, di tecnologie e campi applicativi, anche il numero delle riviste scientifiche è cresciuto esponenzialmente con un aumento notevole delle specializzazioni.

Costi

Il numero elevato di riviste di una particolare disciplina da “seguire” per rimanere informati sulle ultime ricerche del settore, con i relativi abbonamenti a costo elevato da stipulare, ha reso quasi impossibile ai privati e molto oneroso per le istituzioni la possibilità di accesso alla letteratura scientifica.

Il costo di pubblicazione di un articolo su riviste di editori commerciali o di una società per un gruppo di ricerca di è pari a zero. Gli autori gratuitamente spediscono l’articolo all’Editor, si sottopongono al processo di peer review e possono avere il paper pubblicato.
Il costo editoriale viene ripagato dagli abbonamenti alla rivista che deve garantire la qualità degli articoli ed avere quindi un ritorno commerciale di vendita.

Da circa venti anni alle riviste commerciali o di società scientifiche si sono affiancate riviste ad accesso aperto (Open Access – OA) consultabili on line gratuitamente e liberamente da chiunque senza bisogno di stipulare costosi abbonamenti.

Riviste ad accesso aperto

Anche le riviste OA seguono il processo peer review di valutazione di valutazione degli articoli. Il costo editoriale della pubblicazione ricade però sugli autori dell’articolo scientifico che per vederlo pubblicato pagano un contributo o una quota alla rivista.

La presenza di riviste OA, affiancate alle altre riviste scientifiche tradizionali, ha portato ad un aumento di volume notevole dell’editoria scientifica, sia come numero di riviste che come numero di articoli pubblicati¹.

Dall’articolo citato – Figure 2. The development of open access publishing 1993–2009.

Il costo editoriale di pubblicazione si è parzialmente trasferito dalle istituzioni (università, enti di ricerca pubblici e privati) che stipulavano abbonamenti con fondi a questo destinati, ai gruppi di ricerca che per pubblicare su riviste OA devono usare direttamente i fondi destinati allo svolgimento della ricerca.

L’aumento delle riviste OA ha provocato anche una decrescita media della qualità degli articoli pubblicati.

Le riviste scientifiche commerciali o di società devono mantenere una alta qualità nella loro processo peer review di valutazione, avere un alto Impacr Factor per poter sopravvivere a livello economico ed essere un riferimento nella comunità scientifica.

Le riviste OA al contrario, per poter sopravvivere commercialmente, devono avere un numero costante di autori paganti e, a volte, devono abbassare il loro criterio di valutazione per poter ottenere il giusto numero di pubblicazioni ed i relativi contributi economici dai gruppi di ricerca².

In casi estremi, gruppi di ricerca che si sono visti negare la pubblicazione di un articolo su riviste tradizionali possono pubblicarlo a pagamento su riviste OA bisognose di autori sfruttando un processo di peer review meno rigoroso.

Editoria predatoria

Si assiste anche a fenomeni di editoria predatoria in cui editori OA contattano direttamente i ricercatori (spesso i più giovani) per invitarli a diventare Editor di numeri speciali chiedendo di procacciare gruppi di ricerca paganti produttori di articoli che forse non avrebbero mai avuto luce nelle riviste tradizionali.

Un tempo il ricercatore pubblicava i propri risultati quando aveva la certezza della loro solidità e inattaccabilità, oggi sempre più spesso viene sollecitato a produrre sempre più articoli a scapito della loro qualità³.

Le riviste scientifiche commerciali o di società, hanno un tempo di vita estremamente lungo garantito da piani editoriali economicamente solidi. Questo ha prodotto la creazione da parte delle case editrici di banche dati della ricerca scientifica (a volte più che centenarie) a disposizione di scienziati e ricercatori.

I tempi di vita delle riviste OA sono meno stabili e più brevi: su 175 riviste OA attive nel 2000 dieci anni dopo solo il 72% esisteva ancora. La chiusura di una rivista OA porta spesso alla perdita dei contenuti scientifici pubblicati che non sono più accessibili.

Nel campo dell’editoria scientifica l’accessibilità gratuita e libera di contenuti ha provocato un cambiamento della divulgazione dei risultati della ricerca: nei costi, nei metodi, nella quantità e nella qualità.

Si sono creati contemporaneamente nuovi problemi che devono essere affronti in una società complessa quali:

  • la riproducibilità dei dati pubblicati;
  • nuovi criteri di valutazione della ricerca e del ricercatore;
  • nuovi interessi commerciali di sfruttamento;
  • nuove vie di utilizzo della scienza mirate a modificare la politica e le regole sociali.

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