Come riconquistare fiducia nella classe medica in ambito vaccini dopo mesi di slogan gridati?
Facile, basta leggersi l’articolo dal titolo Epidemiologia della pertosse e strategie di prevenzione: problemi e prospettive di Donzelli, Bellavite e Demicheli.

Le presentazioni

Degli autori, almeno due sono abbastanza noti.

Paolo Bellavite e Vittorio Demicheli hanno contribuito, in modalità e tempi diversi, al dibattito vaccinale che ha infiammato le piazze italiane, virtuali e non, negli ultimi anni.

Il primo è stato professore associato (attualmente è in pensione) dell’università di Verona ed ha speso più di una parola nella diatriba vaccinale, presentando a più riprese posizioni critiche rispetto all’introduzione dell’obbligo vaccinale.

Demicheli, già collaboratore del Cochrane Institute per revisioni sistematiche sull’efficacia e sicurezza dei vaccini, è attualmente il presidente del NITAG (National Immunization Technical Advisory Group) per l’Italia, ovvero della task force creata dal ministero della Salute con funzioni di valutazioni scientifiche e supporto tecnico alla definizione delle politiche vaccinali.

Noto un suo articolo del 2015 sul piano vaccinale apparso su Il Sole 24 ORE che gli fece guadagnare le attenzioni (e non esattamente positive) del duo Ricciardi-Guerra

Infine, entrambi hanno partecipato alle recenti audizioni in Senato in merito al DDL 770 (sempre in tema vaccinale).

E se comprendiamo che in 10 minuti di audizione non sempre si riescono ad esprimere efficacemente le proprie posizioni, lo si può fare sicuramente meglio in un articolo come quello pubblicato su epidemiologia e prevenzione questo Febbraio, che lascia qualcosa in più e coglie decisamente nel segno.

L’articolo su epidemiologia e prevenzione

Nell’articolo proposto si analizza l’efficacia del vaccino anti-pertosse attualmente in uso (quello acellulare) evidenziandone pregi e limiti.

Si legge infatti che seppur la vaccinazione dTPa (Difterite Tetano Pertosse acellulare) sia molto diffusa in vari paesi occidentali (si presenta un ampio elenco) non si può puntare ad eradicare la malattia stessa.
Questo perché

Secondo una revisione Cochrane¹ l’efficacia del vaccino non è ottimale: tra il 41% e l’85% secondo le formulazioni e gli studi, e il vaccino a cellule intere sarebbe più efficace, ma meno tollerato.
Vari fattori contribuiscono a questo:
  • il vaccino acellulare offre minor protezione;
  • la sieropositività svanisce in modo progressivo già dopo 2-3 anni in parte dei vaccinati;
  • la pertosse nei neonati è spesso trasmessa da familiari, non più protetti dalla vaccinazione infantile;
Caratteristiche del vaccino e limiti di durata dell’immunità, che riguardano in parte anche la malattia naturale, rendono implausibile un’immunità di gregge.
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L’immunità di gregge sulla pertosse

L’ultimo passaggio, ancor prima di addentrarci nelle formule di rito (che vi risparmiamo: stavolta gli crediamo sulla fiducia!) ci rincuora:

lo sapevamo anche noi che non basta chiamarsi vaccino per avere diritto all’effetto gregge

Insomma, che la pertosse non sia eradicabile non è una bella notizia, ma meglio saperlo!
E che i vaccini non siano un rimedio salvifico solo per il nome ma che presentino limiti e pregi, Demicheli e Bellavite lo hanno sempre sostenuto. Anche perché nella letteratura, quella famosa letteratura medico scientifica, era chiaro e cristallino già da un pezzo.
Ce lo aveva ricordato anche Nerea Dirindin dalle pagine di quotidiano sanità nel 2017 citando una peer review di Anderson e May².
Inoltre, valori simili sono riportati anche nei documenti dell’ISS:

le soglie critiche, sulle quali la comunità scientifica concorda e che centinaia di specialisti hanno studiato sui libri di testo universitari, sono così indicate:
  • Morbillo 90-95%
  • Pertosse 90-95%
  • Varicella 85-90%
  • Parotite 85-90%
  • Rosolia 82-87%
  • Poliomielite 82-87%
  • Difterite 82-87%

Altri spunti di riflessione

Sempre a proposito di letteratura scientifica, altri spunti di riflessione arrivano sempre dall’articolo Donzelli-Bellavite-Demicheli quando chiamano in causa un editoriale di Nature del 2018³, critico nei confronti dell’obbligo vaccinale quale unico mezzo di controllo delle malattie prevenibili da vaccino.

Gli autori, citando l’editoriale di Nature, asseriscono che

La strategia obbligatoria oggi adottata, oltre all’incoerenza dell’obbligo per questo vaccino rispetto all’assenza di obblighi di legge per tante misure efficaci e ad alta resa per proteggere gli individui e risparmiare ingenti costi alla società, non evita per la pertosse la possibilità di trasmissione da adolescenti e adulti vaccinati/rivaccinati, e per questo paucisintomatico/asintomatici (dunque più difficili da individuare, per evitarne il contatto), nei confronti di piccoli ancora non vaccinati e a rischio assai maggiore di complicanze.

Sì, una frase un po’ complicata, ma non è sempre tutto semplice, soprattutto in campi delicati come questo; ma non solo…
Dicono anche che

Pur non discutendo la protezione individuale conferita da questo vaccino, la sua inclusione tra gli obbligatori non sembra presentare il primo requisito di compatibilità con l’art. 32 della Costituzione: preservare (meglio) lo stato di salute degli altri. Senza rinunciare anche a ricercare un vaccino più efficace, occorre ripensare le strategie preventive con una visione più ampia.

Queste ultime parole, in un dibattito (quello sui vaccini) annichilito di buonsenso, sembrano riaprire una finestra quanto mai necessaria al dialogo sull’obbligo vaccinale.
Non solo sulla sua necessità ma anche su come possa essere controproducente focalizzarsi, a volte ciecamente ed acriticamente, su un’unica strategia piuttosto che diversificare l’approccio al fine di ottenere una efficace protezione collettiva.

Iperimmunizzazione da tetano

Prima di giungere alle conclusioni dell’articolo, cogliamo anche l’occasione di sottolineare un riferimento alla richiesta, a ragion veduta, di un vaccino singolo per la pertosse in modo da evitare l’iperimmunizzazione da tetano.

Andrebbe anche reso disponibile un vaccino singolo per chi è già immune al tetano e difterite, per evitare pur rari eventi avversi da iperimmunizzazione verso il tetano.
sottinteso in caso di somministrazione di dTPa
E sentire parlare del problema dell’iperimmunizzazione da tetano, fa quasi strano, quasi suona di novità!
E dopo le bagarre del “i vaccini sono perfetti”, serviva sentire un parere qualificato che ci ricordasse come i vaccini siano in realtà “perfettibili” piuttosto che “perfetti”

Proposta finale

E si chiude, l’articolo, con un proposta.

La rinascita della pertosse andrebbe affrontata sia con vaccini più efficaci sia con nuove strategie d’implementazione, diagnosi precoce, precauzioni ambientali e quant’altro sia disponibile per ridurre i rischi nei bambini più esposti o fragili.
L’attuale sforzo nell’aumento delle coperture solo con l’obbligo in età scolare pare una prospettiva limitata.
La cultura della prevenzione e della partecipazione dovrebbe coinvolgere istituzioni sanitarie, università, società scientifiche, studenti e formazione continua dei sanitari.
I cittadini dovrebbero disporre di informazioni affidabili ed empowering, senza forzature rispetto alle conoscenze esistenti.

Ottime parole, speriamo solo che qualcuno sia disposto ad accoglierle e che siano trasposte in fatti.
Abbiamo bisogno di una rinascita, ma di competenze stavolta invece che di pertosse!


[1] Zhang L, Prietsch SO, Axelsson I, Halperin SA. Acellular vaccines for preventing whooping cough in children. Cochrane Database Syst Rev 2014;(9):CD001478.

[2] Anderson RM, May RM., Infectious diseases of Humans: dynamics and control. Oxford. Oxford University Press; 1991

[3] Editorial. Laws are not the only way to boost immunization. Nature 2018;553:249-50

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