È notizia di ieri l’epidemia di morbillo che ha colpito il San Raffaele.

Per il momento, le informazioni ufficiali riportano tra i contagiati anche due cardiochirurghi, uno dei quali avrebbe trasmesso la malattia all’altro dopo essere stato contagiato dal figlio.

Data l’alta contagiosità della malattia, sono stati contattati tutti i pazienti e gli operatori sanitari che hanno avuto contatti con i due professionisti. Dalla pagina stessa del San Raffaele si apprende che ci sono 38 posti letto in Cardiochirurgia, quindi i pazienti potenzialmente sottoposti a contagio diretto potrebbero essere diverse decine.

Vaccinazioni in ambito sanitario

La prima riflessione da fare è quella sulle vaccinazioni in ambito sanitario: questi episodi di malattie prevenibili da vaccino in reparti ospedalieri sembrerebbero confermare quanto già emerso da alcuni sondaggi effettuati a livello italiano ed europeo che mostrerebbero come i medici, e più in generale gli operatori sanitari, siano restii alla vaccinazione.

Da quanto trapelato, sembra che almeno uno dei due medici fosse non vaccinato (né immunizzato da immunità naturale) contro il morbillo: c’è da chiedersi dunque se il figlio da cui ha contratto l’infezione fosse a sua volta non vaccinato secondo quanto previsto dai vigenti obblighi di legge… a meno che il figlio non fosse tra quei (apparentemente rarissimi) casi di non responder alla doppia dose di MPR.

Per estensione potremmo ampliare il discorso al resto del personale sanitario del San Raffaele: hanno tutti eseguito opportuna profilassi vaccinale ma la percentuale dei non responder è più alta di quanto sia lecito aspettarsi?
O piuttosto è più plausibile che all’ospedale San Raffaele più di qualche dipendente lavori senza la dovuta profilassi vaccinale?

Fare come il gallo che canta bene e razzola male

Non ci metteremo a catechizzare sulla questione etica che si cela dietro la scelta di una classe, quella medica, che da anni supporta ampiamente l’obbligo alle vaccinazioni, senza poi utilizzarne lo strumento (leggasi questo articolo abbastanza esaustivo sull’argomento); ma è sicuramente ironico leggere di una emergenza di morbillo in uno dei luoghi dove più frequentemente si è parlato dell’importanza dei vaccini ospitando anche produttori o influencer.

Tre dosi di vaccino?

Tornando alla vicenda, dicevamo che uno dei due cardiochirurghi contagiati fosse sicuramente non vaccinato, ma questa è solo una faccia della medaglia.

Sì, perché c’è una seconda parte da analizzare ed è quella dell’altro medico contagiato, quello regolarmente vaccinato secondo calendario. La sicurezza ci arriva dalle dichiarazioni dell’Ospedale stesso:

Il secondo medico che si è ammalato era vaccinato con 2 dosi come da raccomandazioni ministeriali, in teoria quindi protetto

questo particolare quindi, ci ricorda che uno degli assunti che viene erroneamente dato per scontato quando si parla di vaccinazioni

vaccinato ≠ immunizzato

Due considerazioni

La prima è che, almeno in ambito sanitario, se si persegue una politica basata sulla prevenzione vaccinale e sulla limitazione della circolazione delle malattie prevenibili da vaccino (soprattutto in un’ottica di tutela dei pazienti), non serve solo presentare la certificazione dell’avvenuta vaccinazione ma anche gli esami anticorpali del soggetto che ne attestino l’immunizzazione e valutarne di conseguenza l’inserimento o meno in determinati reparti e l’assegnazione delle mansioni.

La seconda è che le due dosi di vaccino in età pediatrica potrebbero non bastare a garantire l’immunità nei soggetti una volta divenuti adulti, spostando solo il problema in una differente fascia di età.

Tralasciando al momento un’analisi complessa in merito (su cui si e’ in passato pronunciato anche Demicheli, presidente del NITAG) la considerazione contingente da fare è che il ripresentarsi della malattia in età adulta è causa del non perdurare della copertura negli anni…

Solo la malattia naturale genera immunità per tutta la vita.

…aprendo di fatto la strada al “famoso” terzo richiamo di MPR; terzo richiamo di cui si parla anche in Australia dove abbiamo visto come “gli scienziati” si stiano chiedendo il perché delle molte persone che, seppur già vaccinate con doppia dose, sono state contagiate dal morbillo.

Nota di colore

Nell’articolo del Corriere c’è quella che può essere considerata una fake news.

Si narra infatti di un ritorno del morbillo dal 2017, lasciando intendere che prima di quella data (in Italia) i casi di morbillo fossero molti meno o inesistenti.

Se andiamo a vedere però i dati sui casi di morbillo degli ultimi anni, scopriamo che i contagi da morbillo sono sempre molto numerosi, già nel 2008 e nel 2011 furono maggiori rispetto a quelli del 2017 (ed a volerla dire tutta il morbillo segue dinamiche epidemiche affatto lineari, ma su questo ritorneremo).

coperture morbillo

Copertura mediatica

Anche se esula (almeno a prima vista) dal discorso sanitario, crediamo sia opportuno parlare dell’aspetto mediatico della vicenda.

Ricercando con Google News la notizia, ci accorgiamo subito che pochissime testate hanno trattato l’accaduto o, quando successo, l’hanno fatto attraverso la versione locale del quotidiano online.

coperture mediatica epidemia san raffaele

Addirittura sembra che lastampa.it neanche abbia riportato la notizia.

Pensiamo sia importante sottolineare questo aspetto della vicenda perché, come sappiamo, sono anni che i media dedicano ampio spazio agli avvenimenti collegati ai vaccini e alla vaccinazione, soprattutto in presenza di casi di morbillo su soggetti non vaccinati in età pediatrica.

Dal punto di vista mediatico, sembra che quanto successo al San Raffaele, o meglio quanto “non” successo, sia la dimostrazione che l’informazione che deve passare sull’argomento debba essere strumentale a degli obiettivi preposti e che, tra questi, non ci sia quello delle vaccinazioni sui sanitari.

Inoltre, e qui chiudiamo la parentesi mediatica, su tutti gli articoli si legge come l’azienda sanitaria abbia rassicurato:

nessun pericolo in corso

ma come, non si era detto che il Morbillo fosse più pericoloso dell’Ebola? E la direzione sanitaria chiude la vicenda con un banale “nessun pericolo in corso?”.
Mah, avremo capito male…

E gli immunodepressi?

È questa la domanda che si pongono tutti quando si parla di esantematiche.

Ogni volta che c’è stato un caso di morbillo in una scuola, o comunque ogni volta che si parla di vaccinazione obbligatoria, si ricorda che le vaccinazioni (secondo narrativa) servono a proteggere se stessi e gli altri.
Addirittura abbiamo già letto che il DDL 770 è incentrato sulla protezione degli immunodepressi attraverso l’uso della profilassi vaccinale su soggetti terzi, il resto della popolazione.

Ebbene, immaginiamo che nell’ospedale milanese ci sia più di qualche soggetto immunodepresso ricoverato; questi pazienti come sono stati protetti?
Proprio come nelle scuole, la loro vita è stata messa in pericolo da questi soggetti (personale medico) non vaccinato? O si è in grado di gestire soggetti immunodepressi senza ricorrere alla profilassi di tutti gli altri esseri umani in contatto con loro?

L’ebola

Chiudiamo con una battuta che ridere fa bene alla salute.

Come scritto poc’anzi, è di qualche giorno fa il tweet del professor Lopalco a proposito di moribllo ed ebola…

lopalco moribllo ebola

Secondo voi, i due cardiochirurghi avrebbero avuto la stessa reazione se gli fosse stata diagnosticata l’Ebola?

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